Negli ultimi anni le nostre città hanno visto crescere in modo significativo il fenomeno dei graffiti e delle scritte vandaliche su portoni, facciate e muri di edifici pubblici e privati. Un problema che non riguarda solo il decoro urbano, ma anche il valore degli immobili e la percezione di sicurezza di chi li abita.
È importante, però, fare una distinzione. Non tutto ciò che compare su un muro è vandalismo. La street art, quando nasce da un progetto artistico riconosciuto — spesso realizzata su commissione o con il consenso del proprietario dell’edificio — rappresenta una forma di espressione culturale che può persino valorizzare un quartiere. Ben diverso è il caso di imbrattamenti realizzati senza alcuna autorizzazione, che danneggiano il patrimonio altrui e per cui la legge prevede conseguenze precise, sia penali che civili. È proprio su questo secondo scenario che vogliamo fare chiarezza, anche per capire se l’utilizzo di telecamere per tutelare gli edifici da graffiti e scritte vandaliche sia una soluzione percorribile.
Cosa dice la legge: i reati di danneggiamento e imbrattamento
Il nostro ordinamento distingue due fattispecie di reato che, pur riguardando entrambe la lesione di un bene altrui, hanno caratteristiche diverse.
L’articolo 635 del Codice Penale punisce il danneggiamento vero e proprio: una condotta che compromette la struttura o la funzionalità di un bene, distruggendolo o rendendolo comunque bisognoso di un intervento di ripristino importante e costoso.
L’articolo 639 del Codice Penale, invece, riguarda in modo più specifico il deturpamento e l’imbrattamento di cose mobili e immobili altrui che comprende, appunto, graffiti e scritte sui muri. Questa condotta colpisce l’aspetto estetico del bene, non la sua funzionalità: proprio per questo, di norma, è più semplice ripristinare la situazione precedente. Nello specifico, quando l’imbrattamento riguarda beni immobili, si procede d’ufficio, senza bisogno di una denuncia della persona offesa, e la pena prevista è la reclusione da uno a sei mesi oppure una multa.
Esistono poi diverse aggravanti. Se chi commette il fatto è già stato condannato in passato per lo stesso reato, la pena aumenta sensibilmente. Se l’imbrattamento avviene durante manifestazioni pubbliche, le pene vengono addirittura raddoppiate. Il giudice, con la sentenza di condanna, può inoltre imporre al responsabile di ripulire e ripristinare i luoghi danneggiati, di sostenerne le spese, oppure di svolgere un periodo di lavoro non retribuito a favore della collettività.
Va infine ricordato che il proprietario dell’immobile danneggiato, una volta identificato il responsabile, può agire anche in sede civile per ottenere il risarcimento del danno subito, oltre al ripristino dello stato dei luoghi.
Sì alle telecamere per tutelare gli edifici da graffiti e scritte vandaliche
Individuare chi materialmente imbratta un edificio non è semplice: spesso questi episodi avvengono di notte, in pochi minuti, senza testimoni diretti. Ecco perché un impianto di videosorveglianza ben progettato può fare la differenza, sia per raccogliere prove utili alle forze dell’ordine, sia per scoraggiare in partenza chi potrebbe essere tentato di agire, sapendo di essere ripreso.
Le regole da seguire, tuttavia, cambiano a seconda che si tratti di un condominio o di un’abitazione privata. Tale distinzione – che avevamo estesamente spiegato nel post “Videosorveglianza e privacy: le differenze fra impianti privati e condominiali” – è sostanziale e la riportiamo brevemente qui sotto.
Condomini e abitazioni private: cosa cambia
Nel caso di un condominio, l’installazione di telecamere per il controllo delle parti comuni — portoni, androni, cortili, facciate — richiede una delibera assembleare approvata dalla maggioranza dei partecipanti che rappresenti almeno la metà del valore dell’edificio. È l’amministratore, una volta ottenuta l’approvazione, a doversi occupare degli adempimenti necessari: dal posizionamento del cartello informativo, fino a un’informativa più dettagliata sulle finalità delle riprese e sui tempi di conservazione delle immagini, generalmente limitati a poche ore o pochi giorni. In questo contesto, il condominio assume il ruolo di titolare del trattamento dei dati, mentre l’amministratore agisce come soggetto delegato alla gestione operativa dell’impianto.
Nel caso di una singola abitazione privata, invece, chiunque può installare telecamere all’interno della sua proprietà per finalità di sicurezza, senza bisogno di autorizzazioni, perché si configura un trattamento dati con finalità esclusivamente personali. Le riprese, però, devono essere rigorosamente limitate alle aree di pertinenza esclusiva: non è consentito inquadrare parti comuni del condominio o proprietà di terzi, salvo casi eccezionali e documentati in cui questo si renda necessario e proporzionato per la sicurezza dell’abitazione.
In entrambi i casi, le immagini raccolte non possono essere diffuse pubblicamente né condivise con altre persone, se non con le forze dell’ordine in caso di necessità.
Come rendere legittimo (ed efficace) il proprio impianto di videosorveglianza
Affinché l’installazione di telecamere per tutelare gli edifici da graffiti e scritte vandaliche rappresenti una soluzione lecita e quindi efficace, è fondamentale rispettare alcune regole essenziali:
- Deliberare correttamente in assemblea, nel caso di un condominio, ottenendo la maggioranza richiesta dei presenti e almeno metà del valore dell’edificio, prima di installare telecamere sulle parti comuni.
- Limitare il campo di ripresa alle sole aree di proprietà esclusiva o alle parti comuni autorizzate, evitando di inquadrare abitazioni o spazi di terzi.
- Affiggere un cartello informativo ben visibile nei pressi delle telecamere, integrato da un’informativa più completa sulle finalità del trattamento.
- Stabilire tempi di conservazione proporzionati, generalmente molto brevi, cancellando le immagini non appena non più necessarie.
- Individuare un soggetto responsabile della gestione dell’impianto – l’amministratore nel caso del condominio, il proprietario nel caso di un’abitazione privata – che vigili sul corretto utilizzo dei dati.
- Non diffondere né comunicare le immagini a soggetti terzi, se non alle forze dell’ordine in caso di reato.
- Documentare le scelte fatte, tenendo traccia delle finalità, dei tempi di conservazione e delle misure di sicurezza adottate, così da poter dimostrare la conformità dell’impianto in caso di controlli o contestazioni.
Un impianto installato nel rispetto di queste regole non solo aiuta a identificare chi si rende responsabile di imbrattamenti e graffiti, ma rappresenta anche un deterrente concreto, contribuendo a preservare il decoro e il valore degli edifici nel tempo.


