In sintesi, la norma tecnica CEI EN 62676-4:2026 (il cui titolo completo è CEI EN IEC 62676-4:2026) è la nuova edizione delle linee guida italiane per scegliere, progettare, installare e mantenere impianti di videosorveglianza. Pubblicata a gennaio 2026, sostituisce il vecchio modello DORI con criteri misurabili, basati sulla densità di pixel, e mette al centro analisi del rischio e competenze del progettista.
La videosorveglianza non è più quella di una volta
Fino a qualche anno fa un impianto di videosorveglianza era poco più di un insieme di telecamere collegate a un registratore. Oggi le cose sono molto diverse. Le telecamere IP ad altissima risoluzione, l’analisi video basata su intelligenza artificiale, le telecamere termiche e la gestione in cloud hanno cambiato radicalmente ciò che un sistema può fare.
A cambiare non è stata solo la tecnologia, ma anche il quadro documentale e giuridico. Dopo l’arrivo del GDPR, ogni impianto deve fare i conti con informative, cartelli, tempi di conservazione delle immagini, valutazioni d’impatto e provvedimenti del Garante Privacy che si susseguono con regolarità. Sul nostro blog ne abbiamo parlato più volte, per esempio nei post “Un solo cartello informativo non basta a segnalare più telecamere” e “Videosorveglianza e AI: dove finisce la sicurezza e iniziano i pericoli per la privacy”.
In più, le telecamere sempre più spesso lavorano insieme ai sistemi antintrusione: un allarme può attivare la registrazione, una ripresa può verificare un evento in corso. Questa integrazione richiede una progettazione e un’installazione davvero puntuali.
In un contesto così complesso il fai da te non ha più spazio e serve un riferimento tecnico condiviso che dica cosa significa realizzare un impianto fatto bene. È qui che entra in gioco la norma CEI EN 62676-4.
Da dove nasce la CEI EN 62676-4: una breve storia
Per unificare gli standard su scala mondiale, la Commissione Elettrotecnica Internazionale (IEC) ha affidato il tema al comitato tecnico IEC/TC 79, dedicato ai sistemi di allarme e sicurezza elettronica. Nel 2014 è stata pubblicata la prima edizione della IEC 62676-4, recepita in Europa come EN 62676-4, che ha sostituito la precedente EN 50132-7. Nel 2018 il CEI ne ha pubblicato la versione in lingua italiana come CEI EN 62676-4.
Da allora la tecnologia è andata molto avanti. Con la diffusione delle telecamere ad altissima risoluzione, della compressione video avanzata e dell’integrazione in cloud, i parametri della prima edizione hanno mostrato i loro limiti. L’IEC ha quindi pubblicato la IEC 62676-4:2025, e nel gennaio 2026 il CEI l’ha recepita con la nuova edizione
La CEI EN IEC 62676-4:2026 non è un semplice aggiornamento formale, ma una revisione tecnica sostanziale.
Cosa dice la norma, in parole semplici
La CEI EN 62676-4 è la parte della serie 62676 dedicata alle linee guida applicative. Non riguarda una singola telecamera, ma l’intero sistema: telecamere, rete di trasmissione, software di gestione, archiviazione delle immagini e postazioni degli operatori. Si rivolge a progettisti, installatori, manutentori, system integrator e a chi, come le polizie locali, utilizza le immagini.
L’idea di fondo è che la videosorveglianza non sia una semplice installazione di telecamere, ma un sistema integrato di sicurezza che attraversa tre fasi:
- scelta e pianificazione, con analisi del rischio, definizione dello scopo di ogni telecamera e dimensionamento di rete e storage;
- installazione e messa in servizio, con la verifica che le prestazioni previste in progetto siano davvero raggiunte sul campo;
- manutenzione e prove periodiche, per garantire che l’impianto mantenga nel tempo i livelli prestazionali.
Il risk assessment come punto di partenza obbligatorio
Il presupposto fondamentale per la realizzazione di un sistema di videosorveglianza è il risk assessment. Prima di scegliere una sola telecamera, bisogna valutare cosa si vuole proteggere e da quali rischi (furto, vandalismo, sabotaggio, tutela delle persone), tenendo conto del valore dei possibili danni, della conformazione del sito, della presenza di persone e degli eventi già accaduti. Solo così ogni telecamera ha uno scopo preciso. Una telecamera che deve fare troppe cose insieme, o che non ha uno scopo chiaro, produce quasi sempre immagini poco utili quando servono davvero.
La norma dedica poi attenzione a coerenze progettuali spesso trascurate: un monitor con risoluzione inferiore a quella della telecamera vanifica l’investimento, una rete sottodimensionata costringe a ridurre qualità e fotogrammi e non tutti i software di gestione supportano gli algoritmi di compressione più recenti. Anche lo spazio di archiviazione va calcolato in relazione ai tempi di conservazione previsti dalla normativa privacy.
Le differenze principali rispetto alle edizioni precedenti
Rispetto alle precedenti edizioni, la CEI EN 62676-4:2026 introduce alcune modifiche sostanziali:
- Dal DORI alla densità di pixel. L’edizione precedente utilizzava il modello DORI (Detection, Observation, Recognition, Identification) per stabilire la risoluzione delle telecamere necessaria a raggiungere gli obiettivi di sicurezza fissati. La nuova edizione lo supera con sette livelli basati sulla concentrazione di pixel per metro presenti nella scena.
- Non conta solo la risoluzione nominale. Il nuovo criterio combina i megapixel con la dimensione del sensore, la lunghezza focale, la distanza dal bersaglio e il campo visivo reale. Si passa da una logica descrittiva a una logica ingegneristica e verificabile, utile anche quando le immagini servono in ambito probatorio o assicurativo. In altre parole, non basta più chiedere “quanti megapixel ha la telecamera?”, conta cosa vede davvero, a quella distanza e in quel punto.
- Il system engineer al centro. La norma insiste sulle competenze del progettista, che deve avere formazione ed esperienza in ambito elettrico, elettronico e delle telecomunicazioni, oltre alla capacità di svolgere l’analisi del rischio.
Perché rivolgersi a professionisti qualificati
La nuova norma tecnica alza l’asticella: un impianto di videosorveglianza non si improvvisa e non si sceglie guardando solo scheda tecnica e prezzo. Servono un’analisi del rischio seria, calcoli precisi su ottiche e distanze, una rete e uno storage dimensionati correttamente, verifiche in campo e manutenzione periodica. E serve anche una gestione corretta degli aspetti privacy, dai cartelli alle informative.
Affidarsi a professionisti qualificati significa avere un impianto progettato e installato a regola d’arte, che funziona quando serve, che produce immagini utilizzabili e che regge a un controllo o a una contestazione.
In Ekotec Sistemi progettiamo, installiamo e manteniamo impianti di videosorveglianza e antintrusione integrati per aziende e privati, con un approccio che parte dall’analisi delle esigenze reali e segue tutto il ciclo di vita del sistema.
Vuoi verificare se il tuo impianto è al passo con la CEI EN 62676-4:2026, o progettarne uno nuovo? Contatta il team Ekotec, ti aiuteremo a scegliere la soluzione più adatta.




