Oggi, 17 settembre 2026, anche gli ultimi studenti d’Italia sono tornati in classe. Tra chi non vedeva l’ora di ritrovare compagni e professori e chi invece avrebbe volentieri prolungato le vacanze, il rientro a scuola offre un’occasione preziosa per fare il punto su un tema che riguarda ormai ogni aspetto della vita scolastica: la protezione dei dati personali.
Registro elettronico, smartphone, gruppi WhatsApp, telecamere di sorveglianza e, sempre più spesso, strumenti di intelligenza artificiale: la scuola digitale porta con sé enormi opportunità, ma anche rischi concreti per la privacy di studenti, famiglie e personale scolastico.
Per orientarsi in questo scenario, il Garante per la protezione dei dati personali ha da tempo messo a punto un vademecum dedicato, “La scuola a prova di privacy”, periodicamente aggiornato per stare al passo con l’evoluzione tecnologica e normativa.
Le origini: dal 2019 all’aggiornamento del 2023
Le indicazioni del Garante sul mondo della scuola non nascono oggi. Già a partire dal 2019, l’Autorità aveva predisposto una prima serie di orientamenti pensati per aiutare dirigenti scolastici, docenti, famiglie e studenti a orientarsi tra gli obblighi imposti dal GDPR. Con la crescente diffusione di smartphone, tablet, social media e didattica a distanza, quelle prime indicazioni hanno mostrato presto la necessità di un aggiornamento, arrivato appunto nel 2023.
Quella versione del vademecum – di cui vi abbiamo parlato nel nostro post “Videosorveglianza nelle scuole: le indicazioni del Garante” – era strutturata in cinque capitoli tematici:
- Regole generali – i principi cardine del trattamento dei dati a scuola: trasparenza, diritto di accesso, divieto di comunicazione a terzi e di circolazione impropria delle informazioni tra colleghi, oltre all’individuazione delle categorie particolari di dati relative ad alunni e insegnanti.
- Vita dello studente – la gestione dei temi in classe quando toccano aspetti personali o familiari, la comunicazione di voti ed esiti degli esami.
- Mondo connesso e nuove tecnologie – i rischi legati a cyberbullismo, sexting e revenge porn, i consigli ai genitori sul fenomeno dello sharenting (la condivisione compulsiva di contenuti sui figli sui social) e le prime indicazioni su registro elettronico e didattica a distanza.
- Pubblicazione online – le regole per condividere in rete atti e documenti scolastici senza violare la privacy degli interessati.
- Videosorveglianza e altri casi – le condizioni per installare telecamere negli istituti: tutela dell’edificio e dei beni, attivazione solo al termine delle attività didattiche e obbligo di informativa.
Un impianto già molto completo, ma che nel giro di due anni ha dovuto fare i conti con una trasformazione tecnologica ancora più rapida: l’esplosione dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, anche scolastica.
Il 2025: l’aggiornamento che guarda all’intelligenza artificiale
Nel 2025 il Garante ha pubblicato la nuova edizione del vademecum, che conferma l’impianto generale del documento precedente, ma lo arricchisce con due paragrafi del tutto nuovi: uno dedicato all’intelligenza artificiale e uno alle chat di classe. Un aggiornamento che riflette perfettamente i cambiamenti avvenuti nella quotidianità scolastica negli ultimi anni.
Intelligenza artificiale: sì, ma con le giuste garanzie
Il nuovo paragrafo dedicato all’AI riconosce apertamente che gli strumenti di intelligenza artificiale possono essere un valido supporto per l’apprendimento e per l’organizzazione scolastica. Allo stesso tempo, però, il Garante pone alcuni limiti:
- è vietato l’utilizzo di pratiche particolarmente invasive, come il riconoscimento delle emozioni degli studenti;
- va contenuto il trattamento dei dati personali di studenti e docenti, privilegiando, ove possibile, l’uso di soluzioni progettate secondo i principi di privacy by design e by default;
- resta centrale il ruolo dell’uomo: l’IA deve rimanere uno strumento di supporto alla didattica, mai un sostituto delle decisioni educative prese da docenti e dirigenti.
Queste indicazioni si allineano perfettamente con le “Linee guida per l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale nelle Istituzioni scolastiche”, pubblicate anch’esse nel 2025 dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il documento ministeriale definisce un modello strutturato su quattro temi – principi di riferimento, requisiti di base, framework di implementazione, comunicazione e governance – e ribadisce a sua volta il divieto di pratiche invasive, la necessità di valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati e, per i sistemi ad alto rischio, della valutazione d’impatto sui diritti fondamentali, prevista dall’AI Act. Un doppio binario, Garante e Ministero, che converge verso un’unica direzione: un’IA a scuola antropocentrica, trasparente e rispettosa dei diritti di studenti e famiglie.
Chat di classe: attenzione anche fuori dal perimetro scolastico
La seconda novità riguarda le chat di classe, uno strumento onnipresente nella vita di genitori e studenti. Il Garante chiarisce un punto spesso frainteso: i gruppi WhatsApp creati da genitori o studenti non rientrano nelle attività istituzionali della scuola, ma restano comunque soggetti alle regole sulla protezione dei dati personali. Questo significa che anche in un gruppo “informale” tra famiglie è necessario evitare la diffusione di informazioni, fotografie o video di minori senza il consenso degli interessati. Per le comunicazioni ufficiali, il Garante raccomanda invece di privilegiare canali dedicati come il registro elettronico, più sicuri e tracciabili.
Le altre conferme del vademecum 2025
Accanto alle due novità, l’edizione 2025 conferma e attualizza molte delle indicazioni già presenti nel 2023, tra cui:
• Voti ed esami: consultabili solo nell’area riservata del registro elettronico, mai pubblicati online per intero;
• Smartphone e tablet: uso regolato dal Ministero e dai regolamenti d’istituto, con divieto di diffondere immagini o video senza consenso;
• Registrazione delle lezioni: ammessa solo per uso personale di studio, mentre resta vietata la videoregistrazione delle dinamiche di classe;
• Recite, gite e foto di minori: i genitori possono riprendere i propri figli per uso familiare, ma la pubblicazione online richiede il consenso degli altri esercenti la responsabilità genitoriale;
• Sharenting e cyberbullismo: confermato l’invito alla prudenza da parte delle famiglie e l’importanza di segnalare tempestivamente episodi di cyberbullismo, sexting o revenge porn;
• Inclusione e dati sensibili: massima attenzione ai dati su disabilità e bisogni educativi speciali, che non possono circolare tramite circolari o registri accessibili a soggetti non autorizzati.
Una responsabilità condivisa
Il filo conduttore che lega tutte le edizioni del vademecum, dal 2019 a oggi, è chiaro: la tutela della privacy a scuola non è un adempimento burocratico riservato a dirigenti e DPO, ma un impegno che coinvolge l’intera comunità scolastica. Un utilizzo corretto, consapevole ed etico degli strumenti tecnologici – dal registro elettronico ai sistemi di intelligenza artificiale, dalle telecamere di sicurezza alle chat tra genitori – richiede la collaborazione attiva di docenti, personale, studenti e famiglie.
Con l’inizio del nuovo anno scolastico, ripartire anche da questi principi significa costruire un ambiente educativo più sicuro, trasparente e rispettoso dei diritti di tutti, in particolare dei soggetti più vulnerabili: i minori che ogni giorno vivono, crescono e imparano tra i banchi di scuola.



