Già nel 1949, ancor prima che esistessero i concetti di privacy e di intelligenza artificiale, George Orwell, col suo romanzo “1984”, ci metteva in guardia sui pericoli legati alla sorveglianza di massa. Il suo Grande Fratello, una misteriosa entità governativa basata sul controllo costante e illimitato di tutti gli aspetti della vita dei cittadini, è diventato un’icona, alimentando per decenni diverse teorie complottiste.

Fino a qualche anno fa, però, questi scenari sembravano più ambientazioni da film di fantascienza e fantapolitica che non previsioni di un futuro a venire. Quel futuro, invece, è arrivato, almeno in parte. Oggi, la sorveglianza è reale, diffusa e spesso invisibile. E passa attraverso strumenti che utilizziamo per sentirci al sicuro: telecamere, sistemi di videosorveglianza e, sempre più spesso, tecnologie basate su intelligenza artificiale e riconoscimento facciale.

Videosorveglianza e pericoli per la privacy

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una massiccia diffusione di telecamere di sorveglianza sia nelle abitazioni private che negli uffici e negli spazi commerciali.
Il loro obiettivo è legittimo: proteggere cose e persone. Tuttavia, il sempre più elevato livello di innovazione tecnologica e la connessione a Internet di questi dispositivi hanno generato nuovi pericoli per la privacy.

In Italia si contano decine di migliaia di webcam accessibili online senza particolari competenze tecniche, spesso a causa di configurazioni errate. Un errore apparentemente innocuo, però, può facilitare violazioni molto serie: una telecamera compromessa può mostrare ambienti domestici, abitudini di vita, targhe dei veicoli, codici di sicurezza, fino ad arrivare, nei casi più gravi, alle camerette dei bambini attraverso baby monitor connessi alla rete.

I recenti episodi di cronaca, in cui personaggi famosi sono stati vittime di diffusione illecita di immagini private, ottenute tramite la violazione delle telecamere domestiche, dimostrano quanto il confine tra sicurezza e rispetto della privacy possa diventare sottile.

AI e riconoscimento facciale: opportunità e criticità

Il settore della videosorveglianza sta vivendo una profonda trasformazione: le applicazioni AI based diventeranno sempre più centrali nel futuro della sicurezza, migliorando l’analisi delle immagini, la prevenzione dei rischi e l’efficienza operativa.

In particolare, il riconoscimento facciale rappresenta una delle tecnologie più potenti e controverse. Se da un lato può offrire livelli avanzati di protezione, dall’altro comporta nuovi rischi legati alle modalità di conservazione dei dati, al controllo degli algoritmi, ma soprattutto alle finalità del trattamento.
Infatti, a livello globale, paesi come Cina, Stati Uniti, Israele, Russia e Corea del Sud utilizzano sistemi di videosorveglianza intelligente su larga scala, spesso con scopi che vanno ben oltre la semplice prevenzione dei reati. In alcuni casi, la tecnologia viene impiegata per il controllo sociale, la profilazione dei cittadini o la sorveglianza di manifestazioni e comportamenti.

Europa e Italia: più tutele, ma attenzione necessaria

L’Europa ha scelto un approccio più prudente. Con il GDPR prima e con l’AI Act poi, l’Unione Europea ha introdotto limiti chiari all’uso dei sistemi di identificazione biometrica e al riconoscimento facciale in tempo reale, soprattutto negli spazi pubblici.

In Italia, come raccontato nel post “Utilizzo dei dati biometrici: vantaggi e limiti della posizione del Garante”, l’Autorità per la Protezione dei Dati Personali ha adottato un approccio ancor più cauto. Essa, infatti, svolge un ruolo centrale nel vigilare sugli abusi e nel sanzionare l’uso illecito di tecnologie invasive, con un orientamento che favorisce la tutela dei diritti fondamentali rispetto alle esigenze di protezione. Tale orientamento offre maggiori garanzie ai cittadini, ma non elimina del tutto i rischi e può tradursi in livelli di sicurezza significativamente inferiori.

In ogni caso, è bene ricordare che molte violazioni non avvengono per sofisticati attacchi informatici, ma per errori umani legati alle procedure di installazione, configurazione e utilizzo dei sistemi di sicurezza.
Per ridurre i rischi è fondamentale adottare alcune buone pratiche di base:

  • sostituire sempre le credenziali predefinite con password robuste e uniche;
  • configurare correttamente telecamere e router, limitando gli accessi remoti;
  • mantenere aggiornati firmware e software;
  • sostituire i dispositivi obsoleti non più supportati dai produttori;
  • affidarsi a professionisti qualificati per l’installazione e la gestione.

La vera sfida è culturale

In un mondo in cui l’AI rende la videosorveglianza sempre più potente, la sicurezza non può prescindere dal rispetto dei diritti e della privacy. Rafforzare la consapevolezza degli utenti, migliorare la percezione del rischio e promuovere comportamenti responsabili è oggi la sfida più importante.

Solo così i sistemi di videosorveglianza possono rimanere ciò che dovrebbero essere: strumenti di protezione e non nuove finestre aperte sulla nostra vita privata.

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