Da sabato 8 settembre a domenica 9 dicembre la Fondazione Magnani Rocca propone una retrospettiva su Roy Lichtenstein, uno degli artisti più famosi del Novecento, nonché fra i più importanti rappresentanti della POP ART americana. La mostra presenta oltre 80 opere del Maestro e di altri esponenti di spicco della POP ART per raccontare, non solo l’originalità e la complessità artistica di Lichtenstein, ma al tempo stesso la sua coerenza rispetto alla scena culturale di quegli anni.

Gli anni della formazione

Roy Lichtenstein nacque nel 1923 a New York in una tipica famiglia medio-borghese. Fin da piccolo dimostrò interesse e propensione per la musica e l’arte. Per permettergli di seguire tale passione, dopo il diploma di scuola superiore i genitori lo mandarono alla Ohio State University di Columbus dove seguì corsi di pittura e disegno. Nel febbraio del 1943 egli venne chiamato alle armi e fu incaricato di svolgere varie mansioni, fra cui disegnare mappe e lavorare ai fumetti per il celebre periodico dell’esercito americano “Stars and Stripes”. Nei due anni successivi fu inviato in Inghilterra e in Francia dove visitò i grandi musei europei, continuando a dipingere e disegnare.

I fumetti e la svolta degli anni ’60

Al rientro dalla guerra Lichtenstein tornò negli Stati Uniti dove riprese la sua carriera artistica. La svolta arriva negli anni ’60 quando, forse influenzato dalla sua esperienza di illustratore di fumetti di guerra, inizia a riprodurre immagini tratte dai comics, dai cataloghi di vendite per corrispondenza e dai fotoromanzi. Molte delle opere di questo periodo raffigurano in primo piano personaggi americani i cui volti riempiono il campo visivo proprio come avviene sugli schermi cinematografici o televisivi. Le nuvolette di testo poste sopra i protagonisti affrontano temi molto seri come amore, morte, abbandono, suicidio e ambizione eppure ogni pensiero è banale, stereotipato e termina con un punto esclamativo.

Tale ambiguità viene volutamente perseguita e rafforzata anche nella scelta della tecnica pittorica. In accordo con l’idea che la sua opera sia “pensata per sembrare un falso”, l’artista reinterpreta le vignette di diversi artisti dipingendole ad olio su tela in modo lento e accurato. Nonostante ciò, ad uno sguardo superficiale le sue opere possono sembrare semplici riproduzioni. In questo contesto si spiega il suo uso dei punti Ben Day (anche questi da lui rigorosamente dipinti a mano), un processo di stampa in cui puntini ravvicinati in colori diversi erano usati per creare mezzi toni sulla carta economica dei periodici. Non è certo Lichtenstein a inventarli – essi erano essenzialmente associati ai fumetti e alle illustrazioni delle riviste pulp degli anni ’50 e ’60 – ma utilizzandoli, egli dichiara la modernità delle sue fonti visive.

Roy Lichtenstein

L’affermarsi della cultura POP

Nel 1962, con una personale tenuta a New York presso il famoso gallerista Leo Castelli, inizia l’ascesa di Roy Lichtenstein. In questo periodo la cultura Pop esplode a livello mondiale e le opere dell’artista, moderne, colorate e soprattutto prive di angosce esistenziali, rappresentano perfettamente il clima di fiducioso ottimismo nel presente e nel futuro che permea quegli anni.

Col passare del tempo la sua cifra stilistica non cambia, ma vengono affrontati temi nuovi come l’astrazione e il confronto con la Storia dell’Arte. Egli, sempre realizzando immagini come fossero fumetti, rivisita tutti gli artisti principali e gli stili sorti nel corso del Novecento, riproducendo celebri opere di grandi pittori europei come Van Gogh, Picasso e Matisse.

Roy Lichtenstein

La mostra, oltre a ripercorrere le tappe più importanti della carriera artistica di Roy Lichtenstein, presenta anche una serie di fotografie che lo ritraggono all’opera nel suo studio. Tali immagini, oltre a tratteggiare gli aspetti più privati della sua personalità, illustrano quanto il suo approccio al mondo dell’Arte fosse serio e riflessivo.

Ekotec Sistemi, in qualità di partner tecnologico della Fondazione Magnani Rocca, vi invita a visitare le grandi esposizioni allestite presso la Villa dei Capolavori e “protette” dai suoi sistemi di sicurezza. Se avete perso la precedente mostra “Pasini e l’Oriente”, non perdete quest’ultima accattivante retrospettiva sul “re” del POP!

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